Essere una coppia sana


Io faccio una cosa, e tu fai la tua

non sono in questo mondo per

esaudire le tue aspettative come tu

non sei in questo mondo per

esaudire le mie.

Tu sei tu, e io sono io

se per caso ci incontriamo sarà bellissimo

altrimenti non ci sarà nulla da fare

La Prospettiva Gestaltica di F.S. Perls

Conoscere se stessi per vivere in armonia con l’universo


tratto da:

http://www.liberolibro.it/inversodiverso/conoscere-se-stessi-per-vivere-in-armonia-con-luniverso/

Antony De Mello, filosofo e psicologo, raccontava di una donna che in punto di morte, ebbe la sensazione di trovarsi di fronte al torno di Dio. Una voce, le chiese: ”Chi sei?” “sono la moglie del sindaco!”, ”Non ti ho chiesto di chi sei moglie, ma chi sei tu”. “Sono una maestra di scuole! “Non ti ho chiesto che lavoro fai, ma chi sei tu?” “Sono una cristiana!” “Non ti ho chiesto di che religione sei, ma chi sei tu?”. “sono una che andava tutti i giorni in chiesa e aiutava i poveri e i bisognosi!” “non ti ho chiesto quali virtù praticavi, ma chi sei tu?”
Naturalmente la donna non superò l’esame per entrare in Paradiso e fu rimandata sulla terra. Uscendo dal coma, con le dovute cure mediche guarì. Rifletté per un po’ su quanto aveva vissuto e quando ebbe consapevolezza di sé, cambio totalmente il suo modo di vivere. La sua vita non fu più uno stretto sentiero ma una pianura aperta dove confluivano tante strade. Capì che la vita rassomiglia ad un uccello che non lascia traccia del suo volo nel cielo: noi non siamo l’identità che ci siamo dati…la verità che ci fa liberi è di solito quella che non vorremmo udire. Finalmente aveva scoperto che quando affermava che un cosa non era vera, molto spesso ciò significava che non le piaceva. L’esperienza le aveva insegnato che per conoscere le cose bisognava essere colti. Per conoscere gli altri occorreva diventare saggi. Per conoscere se stessi bisognava essere illuminati. Essere illuminati è una sfida che ha il fulcro nello sviluppo dell’interdisciplina creativa, capace di aiutare l’uomo diventato un arcipelago in movimento, aggregazione transitoria, connessione plurima…
(A.:De Mello, La preghiera della rana)

La riflessione suggerita dal nuovo millennio sulle condizioni dell’umanità mette in evidenza poche luci e molte ombre. Sviluppo tecnologico sempre più inquinante, malessere sociale e degrado relazionale non si fermano. Bombardamenti mass mediatici insultano l’anima e veicolano un sentimentalismo privo di valori. I più confondono sentimenti con sentimentalismo. Non si desidera il sentimento. Mancano i linguaggi dei sentimenti. Si scavalcano gli affetti con la strategia dell’usa e getta. Si raggelano le relazioni. Scarseggiano i filtri educativi. Ci ingozziamo di spazzatura psicologica. Ci sono tre domande a cui non si vuole rispondere: “Che valore ha la vita? Perché vivo? Chi sono?” Dare una risposta significa smettere di rimanere nell’ambiguità, spiazzare il nostro infantilismo, prendere la vita totalmente nelle nostre mani e avere il coraggio di diventare imprenditori del nostro destino. Tutti crediamo di saper vivere e di conoscerci, mentre in realtà tiriamo avanti.
Conoscersi dipende dall’arte di essere naturali senza dimenticare che la conoscenza del mondo interiore è diversa dal mondo esteriore. Riflettere non è la stessa cosa che osservare. Montale scrive che il mondo esteriore è più aggressivo rispetto alla dinamica del mondo interiore e che per avere consapevolezza di se occorre equilibrare questo grande dislivello. Come? mediante l’esperienza del reale che, all’inizio è sempre una spiegazione genetica, ma, poi, si va arricchendo attraverso i vari vissuti che si influenzano reciprocamente e talvolta, avvicinandosi troppo, generano conflitti.
La conoscenza di sé, proprio come il cibo, è influenzata dal piacere, dalla simpatia, dall’odio, dal fastidio. Quindi apprendere vuol dire mettere dentro di sé conoscenze e consapevolezze appaganti e gratificanti. Digerire il cibo della mente senza anoressie o bulimia. Capire qualcosa di noi comporta un atteggiamento mentale come quando si cerca di capire una poesia o di interpretare il quadro di un’artista. Per comprendere la nostra identità dobbiamo sognare ad occhi aperti e chiusi, dobbiamo favorire l’emergere delle emozioni, dei sentimenti, delle passioni, delle immaginazioni delle fantasticherie, dell’abbandono ai ricordi. Dobbiamo far dialogare i due emisferi del cervello e far loro imparare a prestarsi ascolto; dobbiamo far incontrare il coscio e l’incoscio per fargli parlare la stessa lingua, dobbiamo togliere la confusione dal generatore della nostra energia vitale quando si incontrano pulsioni, sentimenti e ragionamenti e fare emergere l’Anima. Per Hilman l’Anima è il luogo della sorgente dove si costruiscono l’albero delle emozioni, la ragione e la follia. Sentire la voce dell’anima significa guardare dentro di noi e visitare le contrade del nostra panorama interiore, e mettere tra parentesi la propria storia contingente e lasciare errare il proprio spirito in un piacevole volo libero tipico del sogno. La dimensione spirituale delle immagini dell’anima perfeziona l’idea di realtà.
Non ha senso desertificare la propria storia. Anche quando sembra che il mondo vada in frantumi, occorre sempre ricordarsi di essere una persona sorprendente: un uomo/donna forte che sa badare a se stesso. Un uccello non ha bisogno di prendere lezioni per imparare a costruire il nido, né deve frequentare corsi di volo per imparare a spostarsi nel cielo. Tutti gli animali possiede l’istinto alla vita, ma gli uomini hanno qualcosa in più: l’immaginazione creativa, la grande sorgente dell’attività umana, la forza che va sempre nella direzione giusta, la guida che conduce sempre ad un solo scopo: vivere.

BINGE EATING DISORDER (BED)


Riceviamo e pubblichiamo un prezioso contributo a Psicheia

 

Il Binge Eating Disorder (Disturbo da alimentazione incontrollata) è un disturbo del comportamento alimentare che è stato descritto in modo chiaro ed esaustivo solo di recente. Si tratta di una patologia che spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate non accompagnate da quelle strategie per compensare l’ingestione di cibo in eccesso che si ritrovano nella bulimia nervosa (vomito, lassativi, esagerato esercizio fisico, etc…). Le persone che manifestano questo disturbo assumono, in un tempo limitato, quantità di cibo esagerate, con la sensazione di perdere il controllo dell’atto del mangiare. Queste situazioni si ripetono più volte la settimana, anche in momenti in cui non si ha una sensazione fisica di fame. Quindi, il problema principale sembra consistere in una difficoltà a controllare l’impulso ad alimentarsi. Questo spiega perché, nella maggior parte dei casi, in questi soggetti sia presente una condizione di sovrappeso o di obesità. Infatti il disturbo sembra colpire il 2-3 % della popolazione, ma il 30 % degli obesi. In genere non colpisce adolescenti, ma soggetti tra i trenta e i quaranta anni. Perché si possa parlare di Binge Eating Disorder, occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:

  • Le abbuffate devono avvenire almeno due volte alla settimana.

  • Devono verificarsi per un periodo di almeno sei mesi. 

  • Devono, in genere, essere indipendenti dallo stimolo della fame.

  • Quasi sempre, le abbuffate devono avvenire in solitudine. 

  • Il soggetto non prova gratificazione, ma un forte senso di colpa. 

  • Non esistono meccanismi di compensazione, al contrario di quanto avviene per la bulimia nervosa.

È presente, in chi soffre di questo disturbo, un marcato disagio riguardante il mangiare in modo incontrollato. Le caratteristiche cliniche del Disturbo da alimentazione incontrollata sono molto simili a quelle della bulimia. Infatti le persone affette sono molto preoccupate per il loro comportamento, se ne vergognano, e lo giudicano un grave problema, sia per la sensazione di perdita di controllo, sia per le conseguenze che le abbuffate hanno sul peso corporeo e sulla salute. Per quanto concerne le cause di tale disturbo, ci sono soltanto ipotesi. La più attendibile è che il Binge Eating Disorder sia legato a uno stato depressivo del soggetto, anche se non è ancora chiaro se sia il BED a innescare la depressione o il contrario. Di certo, un umore negativo (rabbia, noia, frustrazione, etc…) facilita l’insorgere della patologia. Dal punto di vista psicologico, il soggetto affetto da Binge Eating Disorder avrebbe una scarsa autostima, e l’abbuffata non sarebbe che il modo per riempire il proprio vuoto interiore. Il Disturbo da alimentazione incontrollata influenza la vita della persona che ne soffre, da un punto di vista sia fisico che psicologico e sociale. Ci possono essere complicanze mediche che di solito sono dovute allo stato di obesità (per esempio: diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa, ridotta aspettativa di vita, etc…). Questi problemi generalmente richiedono la normalizzazione del peso e dell’alimentazione. Dal punto di vista psicologico, le persone sono spesso depresse o stressate a causa del problema alimentare, e possono, in alcuni casi, manifestare isolamento sociale a causa del loro stile alimentare o per il fatto di trovarsi in una condizione di sovrappeso o di obesità. In realtà, il Binge Eating Disorder non è altro che una condizione permanente di una situazione che può riguardare tutti. L’eccessiva gratificazione del cibo per contrastare uno stato potenzialmente depressivo è sicuramente non patologica e comune a molte persone (questi vengono chiamati casi “mascherati”). In ogni modo, le cure sono essenzialmente di due tipi: psicologiche e farmacologiche. Queste ultime si basano sulla somministrazione di antidepressivi (di norma i serotoninergici). Funzionano bene, ma dopo pochi mesi i loro risultati si attenuano. Diventano, pertanto, indispensabili le cure di tipo psicologico.

I trattamenti di psicoterapia a disposizione per la cura del Disturbo da alimentazione incontrollata sono:

  • Gruppi di terapia interpersonale: si tratta di una forma di terapia breve che si focalizza sulla soluzione dei problemi relazionali della persona. 

  • Psicoterapia ad orientamento sistemico-relazionale, focalizzata sulla risoluzione delle difficoltà relazionali che si presentano all’interno del sistema familiare. 

  • Terapia cognitivo comportamentale, che punta alla risoluzione del sintomo presentato, e nel caso specifico alla scomparsa delle abbuffate.

Infine, alcuni trattamenti, come quello cognitivo-comportamentale, prevedono un counselling psico-nutrizionale. Attraverso il monitoraggio quotidiano dell’alimentazione fondato sull’utilizzo di un diario alimentare in cui la persona annota cosa ha mangiato durante il giorno, questo trattamento permette di modificare le abitudini alimentari scorrette e di raggiungere e mantenere risultati a lungo termine.

Dr.ssa Chiara Rufo, Psicologa

Il nuovo parto dell’APA


L’American Psychiatric Association (APA) ha deciso di riaprire la discussione sul Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), ovvero sul Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, uno strumento internazionalmente condiviso per diagnosticare i disturbi mentali. 
La prima versione risale al 1952 (DSM-I), seguita poi da altre versioni; attualmente è in vigore una revisione del DSM-IV Text Revision che risale al 2000.
É quindi aperto il tavolo di discussione sul DSM-V che a quanto pare verrà pubblicato nel maggio del 2013. Alla presidenza della Task Force, nominata per il delicato compito, troviamo Kupfer, David J., M.D, professore e Presidente del Dipartimento di Psichiatria all’università di Pittsburgh, nonché Direttore di ricerca al Western Psychiatric Institute and Clinic.
Alla vicepresidenza abbiamo Regier Darrel A., M.D., da sette anni Direttore esecutivo dell’American Psychiatric Institute nella sezione Ricerca ed Educazione (APIRE), nonché Direttore della “Division of Research at the American Psychiatric Association” (APA).
Se volete invece conoscere tutti i membri della Task Force potete cliccare qui.
Sul sito ufficiale dell’APA è già possibile consultare alcune delle proposte messe sul tavolo di discussione.
In primis si sta riflettendo sulla metodologia da applicare per diagnosticare i disturbi mentali. Attualmente nel DSM-IV TR, viene utilizzato un sistema a 5 assi, riportato di seguito:
• ASSE I: disturbi clinici, caratterizzati dalla proprietà di essere temporanei o comunque non “strutturali” e altre alterazioni che possono essere oggetto di attenzione clinica.
• ASSE II: disturbi di personalità e ritardo mentale. Disturbi stabili, strutturali e difficilmente restituibili ad una condizione “pre-morbosa”; generalmente, ma non necessariamente, si accompagnano a un disturbo di Asse I, cui fanno da contesto. Questo asse è divisa in sottoparagrafi corrispondenti ai diversi disturbi di personalità.
• ASSE III: condizioni mediche acute e disordini fisici
• ASSE IV: condizioni psicosociali e ambientali che contribuiscono al disordine
• ASSE V: valutazioni globali del funzionamento
Per il DSM-V si sta invece valutando se introdurre una metodologia più quantitativa, ovvero una serie di questionari suddivisi in più livelli, che consentano una valutazione dimensionale per ogni specifico disturbo. Quel che auspichiamo è che non si tratti di questionari come quello utilizzato per la diagnosi dell’ADHD, dalla valenza scientifica alquanto discutibile (riportato qui). 
La discussione prosegue poi nella modifica di alcuni dei criteri con cui vengono classificati i vari disturbi mentali, ma che non vogliamo riportare per non annoiare il lettore. Tuttavia coloro che sono interessati, possono direttamente consultare il sito internet
www.dsm5.org
Ci sembra invece più interessante trattare le proposte sui disturbi mentali, che molto probabilmente verranno inserite nella nuova versione del manuale.
Pertanto è nostra intenzione seguire il dibattito e tutte le sue evoluzioni, entrando più nello specifico. Infatti nell’area “Dossier” parleremo specificatamente dei nuovi disturbi mentali, che saranno scientificamente riconosciuti, dopo la pubblicazione del DSM-V…Per la gioia della case farmaceutiche?! Vedremo…Intanto date un’occhiata a questo!
Quel che vi chiediamo è di avere un po’ di pazienza dal momento che dovremmo tradurre non poco materiale.