DSM – Dipartimento per lo Spaccio Mistificato.


 

“It’s not too late to save ‘normal’” (March 01, 2010|By Allen Frances)
“As chairman of the task force that created the current Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV), which came out in 1994, I learned from painful experience how small changes in the definition of mental disorders can create huge, unintended consequences.
Our panel tried hard to be conservative and careful but inadvertently contributed to three false “epidemics”:  attention deficit disorder, autism and childhood bipolar disorder. Clearly, our net was cast too wide and captured many “patients” who might have been far better off never entering the mental health system”.

Questo è l’accorato appello di un uomo che molto probabilmente non riesce più a guardarsi allo specchio con serenità: Allen Frances MD, professore di Psichiatria e Presidente del Dipartimento di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Duke University (Durham NC, USA) ma soprattutto è stato il Presidente della Task Force che ha redatto il DSM-IV, nel 1994.
Colpisce quindi ancor di più che sia proprio lui, tra i maggiori esponenti che denunciano il rischio di una divulgazione incontrollata di false epidemie sul disturbo mentale. Parole di un esperto, perché per sua stessa ammissione sostiene di non voler veder ripetersi gli stessi errori provocati dal DSM-IV, rispetto al Disturbo da Deficit di Attenzione (ADHD), l’autismo e il disturbo bipolare nell’infanzia, che hanno portato milioni di bambini, anche di due anni, ad essere bombardati con antipsicotici ed antidepressivi, quali il Ritalin ed il Prozac.    
Questo pericolo è ancora più forte nell’attuale discussione sulla quinta versione del DSM, che sta allarmando molti esperti e professionisti che operano nel campo della malattia mentale.
Fanno effettivamente pensare i nuovi disturbi mentali proposti dalla Task Force dell’APA, impegnata nella stesura del DSM-V, come ad esempio il “Temper Dysregulation Disorder with Dysphoria”, ovvero “disturbo del temperamento irregolare con disforia”, diagnosticabile ad un bambino che presenta episodi di irritabilità e rabbia in conseguenza a situazioni stressanti.
Allo stesso modo adolescenti che presentano sintomi quali: delusione, allucinazioni e una disorganizzazione del discorso, sono a rischio diagnosi per la “Sindrome del Rischio di Psicosi”. 
Abbiamo ancora disturbi come, il “Disturbo da uso della Cannabis”, il “Disturbo da Sostanze”, il “Disturbo da uso di Nicotina”, il “Disturbo dell’ipersessualità”, il “disturbo dell’accumulare” e chi più ne ha, più ne metta!
Come sostiene Christopher Lane, professore alla Pearce Miller Research, presso la Northwestern University di Chicago, il “Disturbo di ipersessualità”, che consisterebbe nell’impiegare gran parte del proprio tempo in fantasie e desideri sessuali, nonché nell’attuarli, siano pratiche particolarmente frequenti nella maggior parte degli uomini e degli omosessuali. 
Insomma quelli che una volta erano banalmente considerati “vizi”, più o meno accentuati, ora vengono bollati direttamente come disturbi mentali!
Siamo d’accordo con il prof. Allan Frances quando esprime la seguente preoccupazione:
Questa medicalizzazione all’ingrosso di problemi mentali potrebbe portare all’erroneo etichettamento di disturbo mentale per decine di milioni di passanti innocenti. È una questione sociale che trascende la medicina” (da art. “E liberaci dal male, di Riccardo Staglianò, Venerdì, La Repubblica).  
Se tutto diventa malattia, allora diventa necessario somministrare la pillola magica che tutto guarisce! D’altronde è inevitabile che questa cultura della medicalizzazione si affermi con il DSM-V, quando nella Task Force che lavora alla sua stesura, siedono membri invischiati per il 70% con le case farmaceutiche che finanziano loro ricerche e convegni. A tal proposito si segnala l’articolo di Lisa Cosgrove et al, “Financial Ties between DSM-IV Panel Members and the Pharmaceutical Industry”, Psychotheraphy and Psychosomatic (2006;75:154–160), riportato qui nel nostro articolo: “Il nuovo parto dell’APA”.
Vi lasciamo, per il momento, con questa significativa riflessione: “It not only determines how mental disorders are diagnosed, it can impact how people see themselves and how we see each other,” said Alan Schatzberg, the association’s president. “It influences how research is conducted as well as what is researched. . . . It affects legal matters, industry and government programs.”

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