PSICHEIA

giugno 5, 2010

Non perseguitarmi!


 

Riceviamo e pubblichiamo un prezioso contributo a Psicheia

Le ossessioni amorose sono antiche quanto la storia dell’uomo.
Cercare di instaurare o mantenere una relazione sentimentale, inviare fiori, doni o lettere sono espressione di un corteggiamento spesso apprezzati e gratificanti, ma se pervasivi e reiterati in “assenza del consenso” del destinatario diventano molesti, sgraditi e persecutori, potenzialmente dannosi e destabilizzanti. Questo modello comportamentale ripetitivo ed assillante è stato definito con il termine stalking, “fare la posta, braccare, pedinare, perseguitare”, delineando l’inquietudine che qualifica i comportamenti dello stalker e l’ansia che incutono nella vittima perché inseguita e importunata.
In Italia con la legge del 23 aprile 2009 è stato introdotto il reato di “atti persecutori” punibile con l’art. 612-bis del c.p. e la sanzione prevista oscilla tra i 6 mesi ed i 4 anni. Questa condotta agita intenzionalmente, in modo consapevole, deve essere reiterata nel tempo tale da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura nella vittima.
Ma chi è lo stalker? Può trattarsi di un estraneo, di un conoscente, un collega, un ex partner che agisce spinto dal desiderio di recuperare un precedente rapporto o per vendicare un torto subito.
La persecuzione può manifestarsi con telefonate, con sms, e-mail,  o anche con comportamenti invadenti con familiari e amici della vittima; con l’aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sui suoi movimenti, cioè l’aspetta sotto casa, la segue sul posto di lavoro, frequenta i posti come bar o palestra dove può incontrarla, tenta di entrare nella sua vita privata e sociale con messaggi sulla macchina, o scritte sui muri dell’abitazione. Questi comportamenti sono forme di aggressione psicologica e fisica finalizzate al controllo, attraverso la ricerca del contatto con l’altro, a sopraffarne la volontà violando la sua libertà personale. In tal senso questa modalità di approccio sessuale non rispetta la soggettività della persona che diviene ”oggetto” di desiderio e di attenzioni.
La percezione dello stalking è basata sul  pensiero ossessivo di essere amato e di amare  convinto che l’oggetto delle sue molestie sia effettivamente innamorato di lui, pertanto agisce compulsivamente su una situazione relazionale che può essere parzialmente o totalmente immaginata, seguendo i propri bisogni e negando la realtà della vittima, quindi non accetta i ripetuti no, la mancanza di interesse dell’altro .
Diversamente, però, da una persona normale che dinanzi ad un rifiuto compie un passo indietro, il molestatore assillante molto sensibile a sentimenti di umiliazione e di vergogna contro i quali si difende con rabbia, svaluta l’altro con atti intimidatori e di terrore psicologico che possono sfociare in violenza. 
Un soggetto che mette in atto questo tipo di persecuzione danneggia progressivamente la propria salute mentale e la qualità della propria vita sociale che vanno deteriorandosi sempre di più, via via che la persecuzione si protrae nel tempo.
Diversi studi hanno condotto a delineare un profilo psicologico dello stalker, in base ai bisogni e desideri motivazionali, identificando il “risentito” spinto dal bisogno di vendicarsi, o dalla ricerca di una relazione e di attenzione; il “corteggiatore incompetente” che mette in atto comportamenti opprimenti espliciti, aggressivi, per una scarsa o inesistente competenza relazionale. Lo stalker “respinto” che reagisce ad un rifiuto della vittima e infine il “predatore molesto” che ambisce ad avere rapporti con una persona che può essere pedinata, inseguita e spaventata, in tal senso la paura lo eccita, elicitando una sensazione di potere sull’altro.
Molteplici i vissuti emotivi delle vittime, la paura gioca un ruolo importante nell’evitare di denunciare il persecutore, il senso di colpa o la responsabilità di quanto accade, alcuni credono di aver fatto qualcosa di sbagliato e meritare le molestie. La vittima si difende cambiando la sua vita quotidiana, il numero di telefono, le attività sociali, il lavoro sviluppando uno stato di emergenza, di ansia, fobie, insonnia, incubi, flashback fino ad un quadro di Disturbo Post traumatico da stress.  Una persona che subisce questo tipo di persecuzione non deve negare il problema sottovalutando l’agire dello stalking, dopo aver spiegato con chiarezza che non vuole avere nessuna relazione con lui, non deve mai rispondere alle sue chiamate, né rispedire eventuali lettere o regali ricevuti, poiché tali gesti potrebbero essere interpretati come richieste di contatto e conferme di una relazione immaginaria. E’ necessario informare i propri familiari e amici del proprio vissuto ansiogeno, ricorrere alle diverse agenzie di aiuto, quali la polizia locale, gli avvocati e alle associazioni che forniscono supporto psicologico per riacquisire autostima e gestire lo stress nel percorso di denuncia del fatto.
I particolari cambiamenti della società contemporanea come la crisi dell’indissolubilità del matrimonio, il modificarsi dei rituali di corteggiamento, la mescolanza di culture e tradizioni diverse, gli sviluppi della tecnologia delle comunicazioni, rendono necessaria una comprensione più ampia dello stalking e interventi che non siano solo giudiziari ma interdisciplinari.
Dai numerosi studi psicologici sull’argomento emerge una evidente mancanza di conoscenza e consapevolezza del proprio mondo emotivo individuale, che non sviluppandosi in famiglia e poi a scuola, conduce ad una incompleta conoscenza di sé stessi, all’incapacità di gestire i propri bisogni e quindi ad una incompetenza relazionale. Uno stile educativo familiare e scolastico che dia spazio ad una “alfabetizzazione emozionale”  potrebbe aiutare il bambino e poi l’adulto ad identificare e condividere emozioni ed affetti, integrando sia gli aspetti della sfera affettiva sia quelli della sfera cognitiva, normativa ed etica, promuovendo il riconoscimento di valori spirituali ed etici fondamentali nello sviluppare un senso ed un rispetto della vita.

Dr.ssa Lina Giuliano, Psicologa

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3 commenti »

  1. ereratoho letto questo articolo più di un mese fa…..sono stata viuttima dello stalking…..forse lo sono ancora.l’articolo della dott.ssa perfetto…..clinicamente perfetto.nn ho commentato prima perchè ho reputato nn essere abbastanza distaccata.nn lo sono neanche adesso,ma dopo 2 anni penso di poter essere…..non lo so,forse più conscia di aquello che mi è successo.lo stolker non sceglie la sua vittima a caso…vorrei dirvi di più

    Commento di ilaria raguseo — agosto 5, 2010 @ 11:49 pm

    • Salve Ilaria,
      scusaci per l’imperdonabile silenzio di questo mese e più.
      Pensiamo che possa essere una buona occasione parlarne con una persona professionalmente preparata ad affrontare un argomento così delicato, sia per un confronto ed un sostegno, sia per elaborare meglio l’accaduto e soprattutto per tutelarti. Se vuoi parlare in privato con la dott.ssa dell’articolo, la Psicologa Lina Giuliano, è possibile farlo. Infatti riceve su appuntamento nel suo studio a Roma. Se vuoi saperne di più scrivici su psicheiakoine@live.it
      Nel frattempo grazie per l’interessamento mostrato per il nostro blog, ma mi raccomando dai voce a questo disagio che stai provando, è un tuo diritto.

      Commento di Psicheia — settembre 17, 2010 @ 6:43 pm

  2. Katrina used 28 double rolls of Charmin, packing tape and needle and thread to complete their designs.
    This is one of the biggest ways that designers have chosen to focus on the upper half of your dress.
    Besides, customers can enjoy same shopping
    experience as outlet shopping in the first view after reception
    of the ordered product. The Atlanta Wedding Dress warehouse your day can be as long as she looks good.
    Hannah’s on the hunt for a new one.

    Commento di ao cuoi — maggio 1, 2013 @ 2:03 pm


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